Le molteplici proprietà terapeutiche dei funghi medicinali
Chiodini, finferli, porcini, mazze di tamburo: esistono almeno 700 specie di funghi che possono essere ritenute utili come cibo ma molte di queste hanno anche un importante ruolo nella prevenzione e nel trattamento di svariate patologie. Il consiglio dei funghi medicinali come integratori sta diventando sempre più diffuso sia da parte dei medici sia di altri professionisti del settore sanitario. Questo perché centinaia di anni di loro uso terapeutico si stanno affiancando a solide ed inconfutabili ricerche scientifiche prodotte in rapida successione in vari paesi del mondo. La tradizione micoterapica è soprattutto orientale (i primi riferimenti in tal senso risalgono al 250 a.C.) e, dai più recenti studi, emergono dati che sottolineano come i funghi medicinali in toto, parti di essi o i loro estratti abbiano vari effetti benefici a livello organico.
Vi sembrerà strano ma i funghi sono evolutivamente più vicini agli animali rispetto alle piante e sono classificati come un regno a sé stante non appartenendo né ai vegetali né agli animali. In questi organismi particolarissimi si possono riconoscere varie parti. Quello che normalmente viene definito fungo (la parte costituita dal gambo e dal cappello) non è altro che il corpo fruttifero e rappresenta solo l’aspetto visibile di un organismo molto più espanso che si sviluppa sotto terra. Il corpo fruttifero ha il compito di rilasciare le spore, parte fondamentale del ciclo riproduttivo, presenti nella parte inferiore del cappello. Il micelio invece è il tessuto sottostante il corpo fruttifero che si trova nella parte superiore del sottosuolo, tramite il quale vengono assorbite le sostanze nutritizie e che dà origine ad una complessa rete di filamenti chiamati ife.
Molti lavori scientifici parlano di uso clinico di miceti somministrati con acqua calda. Tutto ciò è in accordo con il loro utilizzo nella tradizione medica cinese secondo la quale il decotto doveva essere preparato facendo bollire lentamente in acqua la polvere del fungo intero o del micelio per un tempo variabile tra i 20 e i 120 minuti. La motivazione sta nel fatto che l’estrazione in acqua calda garantirebbe la rottura della parete cellulare di chitina (la stessa sostanza che si trova nell’esoscheletro dei crostacei) con conseguente rilascio delle sostanze bioattive. Tuttavia, lusinghieri risultati sull’uomo sono stati ottenuti somministrando funghi interi o miceli polverizzati anche senza l’uso di acqua. Il fungo intero rappresenterebbe un vantaggio terapeutico in quanto contiene tutte le sostanze benefiche: enzimi, glicoproteine, betaglucani, triterpeni, aminoacidi essenziali, mediatori biochimici come vitamine, minerali, oligoelementi. Tra queste meritano un interesse particolare i beta glucani, zuccheri con una struttura a tripla elica responsabili di numerose funzioni biologiche tra le quali quelle antitumorali che vedremo poi nel dettaglio.
Sicuramente fondamentale è la corretta comprensione dell’etichetta con cui viene venduto il prodotto in quanto le indicazioni e la posologia saranno diverse a seconda della modalità estrattiva. In una seria prospettiva di micoterapia scientifica è altrettanto importante la qualità dei metodi di produzione. Nulla deve essere lasciato al caso a partire dalla scelta delle spore e del terreno di semina, il rispetto delle fasi di crescita, il momento di raccolta fino ad arrivare allo stoccaggio del prodotto finito.
Attualmente si conoscono almeno 270 specie di funghi con diverse funzioni terapeutiche. Si ritiene che la maggior parte di essi abbia in comune tre proprietà: immunomodulazione, azione antinfiammatoria e capacità di detossificare fegato e reni. Sono considerati adattogeni perché contribuiscono al ripristino dell’equilibrio dell’organismo ma, oltre a queste proprietà comuni, ogni specie è in grado di esplicare un’attività specifica su diversi organi. Numerose ricerche hanno evidenziato che alcuni funghi possiedono attività antistaminica, antibiotica, antivirale, antiossidante e antinvecchiamento. Inoltre sono in grado di abbassare colesterolo e glicemia, proteggere cuore e apparato cardiovascolare, prevenire patologie neurodegenerative e sono sostanze toniche e antifatica.
Il ganoderma lucidum (reishi), ad esempio, è salito alla ribalta negli ultimi anni per la sua capacità di agire a 360 gradi in tutti questi ambiti oltre che costituire un utile supporto nelle patologie oncologiche. Invece il cordyceps sinensis, detto anche fungo bruco per la sua forma, è un ottimo ricostituente e validissimo aiuto per il recupero energetico, oltre ad avere effetti antiossidanti e antinfiammatori. Molto studiato per le sue proprietà antidiabetiche e anti-obesità è il coprinus comatus, prataiolo che cresce spontaneamente nei nostri boschi, prati ed orti.
Di notevole importanza sono le recenti scoperte che dimostrano le spiccate caratteristiche anticancro di alcuni funghi. Molte specie sono in grado di esercitare un effetto antineoplastico diretto sulle cellule tumorali oltre che ridurre i rischi di metastasi, il dolore neoplastico e gli effetti collaterali delle terapie antitumorali. Pertanto possono essere usati, ovviamente sotto stretto controllo degli oncologi, durante i cicli di chemioterapia e radioterapia per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Il più studiato da questo punto di vista è l’agaricus blazei murril la cui attività antitumorale sarebbe riconducile all’elevato contenuto di proteoglicani. Anche il fungo lentinus edodes (shiitake) possiede spiccate proprietà anticancerose ed è in grado di sostenere il paziente oncologico negli stati di stanchezza e grande spossatezza che accompagnano la malattia.
Ne potrei citare parecchi altri ma già questo breve elenco è sufficiente per farci capire che la Natura ci offre risorse di inestimabile valore e che ciò che le tradizioni popolari ci hanno trasmesso va di pari passo con le moderne ricerche scientifiche. I funghi medicinali pur essendo dei semplici alimenti rappresentano una valida integrazione a sostegno delle proposte terapeutiche della medicina ufficiale e il loro uso andrebbe incentivato sia in prevenzione sia come ausilio e contenimento degli effetti collaterali in numerose patologie che affliggono il nostro tempo.